
Un centro, il primo in
Calabria, per la preservazione della fertilità in pazienti
oncologiche. Lo ha lanciato il Grande ospedale metropolitano di
Reggio Calabria che ha varato anche il parto in acqua. La Uoc di
Ostetricia e ginecologia è stata protagonista dell’incontro di
oggi sul tema della “Fertility Sparing Surgery”, un approccio
chirurgico volto a preservare la fertilità nelle pazienti
oncologiche, e del parto in acqua, del quale è stato presentato
anche il relativo Percorso diagnostico terapeutico
assistenziale.
Tiziana Frittelli, commissaria straordinaria dell’Azienda,
riporta una nota, si è detta molto soddisfatta perché queste
iniziative testimoniano che “stiamo avviando un percorso degno
di un Dea di II livello. Nonostante gli alti tassi di denatalità
in Italia, il nostro ospedale esegue oltre 2.000 parti l’anno.
Questi due Pdta – ha evidenziato – sono la prosecuzione di un
cammino virtuoso, frutto anche della recente inaugurazione delle
nuove sale chirurgiche, per dare un servizio sempre più
all’altezza delle esigenze del cittadino, sia in riferimento
alla possibilità di eseguire il parto in acqua che alla
opportunità di preservare la fertilità nei casi di patologie
oncologiche. Un percorso di tutela chirurgica della paziente che
voglia mantenere la propria fertilità, perché comunque è nel suo
diritto quello di non rinunciare al proprio ruolo di donne e di
madre anche di fronte ad una situazione difficile, e
potenzialmente compromettente, come può essere una patologia
oncologica. Il mio sogno è di creare qui un Centro per la
fertilità”.
“Abbiamo creato un percorso unico in Calabria – ha detto
Stefano Palomba, direttore della Uoc di Ostetricia e ginecologia
– costruito con attenzione nel segno della multidisciplinarità,
per ottimizzare tutte le risorse presenti a favore delle nostre
pazienti. Oggi, infatti, non si può parlare di trattamento
oncologico senza affrontare anche il tema della conservazione
della fertilità” attraverso una valutazione sistemica
dell’impatto sulla fertilità delle terapie mediche,
radioterapiche e chirurgiche.
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Fonte Ansa.it