Home » Italia » Emilia-Romagna » Certificati anti-cpr, medici, ‘i dati clinici riportati sono veri’

Certificati anti-cpr, medici, ‘i dati clinici riportati sono veri’

I dati riportati nei
certificati finiti nel miro degli inquirenti “corrispondono al
vero”. E così “non ci stanno a passare per delinquenti e
falsificatori”. Si tratta dei medici dell’Ausl Romagna, in
totale otto del reparto delle Malattie Infettive di Ravenna,
indagati a piede libero per falso ideologico continuato legato
ai cosiddetti Certificati anti-Cpr, i centri di permanenza per i
rimpatri.
    Il 12 febbraio scorso i diretti interessati erano stati
sottoposti “per decreto della Procura a perquisizione
domiciliare alle 5 di mattina e successivamente condotti in
questura, dove sono rimasti per oltre dieci ore”. Dopo le
reazioni politiche espresse da tutti gli schieramenti e il flash
mob organizzato la mattina del 16 febbraio davanti all’ospedale
ravennate a sostegno degli indagati, a intervenire sulla
vicenda, attraverso una nota congiunta, sono ora i difensori dei
diretti interessati. Si tratta degli avvocati Carlo Alberto
Baruzzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria
Elena Monaco e Maria Virgilio.
    “Le singole posizioni – si legge – restano diverse e tuttavia
meritevoli di rilievi comuni”. Per prima cosa i legali “ribadiscono pubblicamente che tutti i dati clinici riportati
nei certificati, corrispondono al vero: nessuna falsità è
ravvisabile”. Il coinvolgimento degli indagati è legato alla
direttiva ministeriale Lamorgese del 2022 “la quale prevede che,
prima dell’ingresso nei cpr, il cittadino straniero sia
sottoposto a valutazione sanitaria volta a verificare la
sussistenza di condizioni patologiche o di vulnerabilità
incompatibili con la detenzione amministrativa”. La legge “riconosce che la certificazione medica debba essere resa in
piena autonomia professionale”. Nella nota si cita anche una recente sentenza con cui la
Corte Costituzionale ha ribadito “che il trattenimento
amministrativo incide sulla libertà personale tutelata dalla
Costituzione e che, pertanto, deve essere disciplinato da una
legge formale che ne determini limiti, modalità e garanzie”
ritenendo “la normativa vigente del tutto inidonea”. Per questo
la Corte “ha chiesto al legislatore di rispettare il suo dovere,
introducendo una normativa che assicuri il rispetto dei diritti
fondamentali e della dignità della persona trattenuta”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

Condividi questo Articolo
Dite la vostra!
00

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>