
Sono ripresi, dopo circa 40 anni e
proseguiranno nei prossimi mesi accompagnati da attività di
studio e progettazione per la valorizzazione dell’area, gli
scavi archeologici all’anfiteatro romano del Parco Archeologico
di Venosa (Potenza), con l’obiettivo di esplorare i settori
ancora non indagati del monumento, che consentiranno di
recuperare dati attualmente perduti, chiarendo le modalità
costruttive, le trasformazioni dell’edificio e il rapporto tra
le strutture e il pendio naturale, per offrire una lettura
aggiornata del monumento. Ne ha dato notizia la Direzione
Generale dei Musei che ha finanziato gli scavi.
La recente campagna di scavo ha interessato una vasta area di
circa 400 mq a nord-ovest delle strutture già note. È stata
documentata un’articolata stratigrafia di tagli e riempimenti
moderni e sono emerse tracce di profonde spoliazioni avvenute in
età post-antica, forse connesse al cantiere medievale della
vicina Chiesa Incompiuta, costruita con materiale di riutilizzo.
Le indagini hanno permesso di individuare l’originario impianto
dell’edificio e gli elementi strutturali funzionali alla
circolazione del pubblico, probabilmente riferibili a un
vomitorium (corridoio) o a un sistema di rampe e scale della
cavea.
L’anfiteatro, situato nel settore nord-occidentale del Parco
Archeologico della città di Orazio, fu scoperto nel 1841-1842,
durante scavi ordinati dal governo borbonico. L’edificio ha
forma ellittica, un’estensione di circa 7.600 mq e fu realizzato
sfruttando in parte il pendio naturale e in parte un terrapieno
artificiale.
“Si apre una nuova stagione di scavi che consentirà di
ampliare le conoscenze sull’anfiteatro, espressione
dell’urbanitas dell’antica Venusia, con l’obiettivo di
restituire l’intero monumento alla fruizione pubblica”, ha
commentato il direttore dei “Musei e Parchi archeologici di
Melfi e Venosa”, Tommaso Serafini.
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Fonte Ansa.it