
“Campagna denigratoria” contro “il
sistema della tutela dei minori fuori famiglia” che nelle ultime
ore avrebbe coinvolto “in modo diretto la casa accoglienza” in
provincia di Chieti, “colpendo indirettamente anche i minori
attualmente ospiti e le dipendenti della struttura”. È quanto
afferma la fondazione che gestisce la comunità educativa,
chiedendo agli organi di informazione di “spegnere al più presto
i riflettori, come atto di tutela e di responsabilità verso chi
non ha voce e non può difendersi”, dopo la “recente e intensa
esposizione mediatica, con telecamere e obiettivi
quotidianamente puntati sulla struttura e sui minori”.
“La casa accoglienza – si legge in una nota della fondazione,
intervenuta per tutelare i minori ospiti della struttura – è una
comunità educativa che opera nel territorio da oltre venticinque
anni: in questi decenni la struttura ha rappresentato un punto
di riferimento per le istituzioni, i servizi sociali e il
sistema giudiziario minorile, lavorando in rete con scuole,
associazioni, enti pubblici e realtà del terzo settore. L’équipe
educativa è composta da educatrici professionali laureate, con
ulteriori specializzazioni e percorsi di formazione avanzata,
coordinate da una responsabile psicologa-psicoterapeuta con
oltre vent’anni di esperienza nel settore della tutela minorile
e della cura dei traumi evolutivi. L’obiettivo primario è sempre
il benessere psicofisico dei minori, la loro sicurezza e il loro
sviluppo armonico.
“In questo contesto – lamenta la fondazione – l’utilizzo di
espressioni quali ‘prigione’, ’41 bis’ riferite a una comunità
educativa rappresenta una grave e inaccettabile distorsione
della realtà, oltre che un’offesa non solo alla struttura e ai
professionisti che vi operano, ma soprattutto ai minori che vi
sono accolti e protetti. Ogni provvedimento organizzativo e ogni
intervento educativo viene adottato esclusivamente sulla base
delle indicazioni dell’autorità giudiziaria e dei servizi
sociali competenti, e sempre nell’interesse esclusivo del
minore”.
Secondo la fondazione la situazione venutasi a creare “rappresenta un fattore di forte stress e di ulteriore
vulnerabilità per bambini e adolescenti che già vivono
situazioni complesse”. La fondazione “confida in un rapido
ritorno a un’informazione responsabile, rispettosa e aderente ai
fatti, che tenga conto dell’interesse esclusivo dei minori e
della necessità di proteggere la loro riservatezza”.
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Fonte Ansa.it