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Vannacci, Salvini il traditore, la mia è vera destra. Scontro col segretario

Il giorno dopo l’addio al
Carroccio, Salvini lo accusa di ingratitudine. Vannacci rilancia
e alza il livello dello scontro, accusando la Lega di aver
tradito i propri valori: “Io sleale? E’ stato Matteo Salvini, o
meglio il suo partito, nel quale ero, che continua a promuovere
determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si
tratta di votarli va in un’altra direzione”, ha detto il
generale prima di arrivare a Modena dove un evento programmato
da tempo sulla ‘remigrazione’ si è trasformato nel palco per la
prima uscita pubblica dell’europarlamentare, pronto a lanciare
il nuovo partito, Futuro Nazionale, “la vera destra”.
    “Un sondaggio presentava qualcosa che ancora non esiste”, un
partito al 4,2%. “Mica male come rampa di lancio”, ha commentato
citando il dato di Youtrend, in conferenza stampa. Dove da un
lato Vannacci ha ribadito che la nuova realtà politica “è
interlocutore naturale della destra”. Dall’altro è andato
all’attacco, accusando lo stesso centrodestra di incoerenza. Per
questo l’idea è di fungere, con immagine militare, “da sveglia,
adunata del mattino”. Forse con gli squilli di tromba “qualcuno
si sveglia e dice ‘abbiamo preso una direzione sbagliata, meglio
tornare sui passi che avevamo promesso agli elettori'”.
    Sollecitato dai giornalisti, con cui non sono mancate
polemiche per una modalità di domande concesse sulla base di una
specie di sorteggio, ha parlato molto “dei problemi” della Lega,
mentre ha detto di non aver sentito Giorgia Meloni. Perché ha
deciso di lasciare? “Non è possibile nei giorni pari dire di
essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece
di essere liberali e progressisti, come si proponeva il
documento di Zaia”. “Non è possibile – ha detto ancora – fondare
una campagna pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il
giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi
all’Ucraina. Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed
elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi
invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge
Fornero l’ha confermata e, se si vuole, anche inasprita”. In
sintesi, “non rimango in un contenitore che tradisce la mia
identità”. Peraltro con la carica di vicesegretario “non mi è
stata data la possibilità di essere incisivo”.
    Nessuna intenzione, però, di lasciare lo scranno in Europa: “Chi dice che dovrei farlo non conosce la Costituzione che
all’articolo 67 dice che ogni membro del Parlamento rappresenta
la nazione con la N maiuscola ed esercita le proprie funzioni
senza vincoli di mandati. Il mandato è in capo all’eletto, non
in capo al partito”. Nè Vannacci accetta l’immagine di quello
che è salito su un taxi: “Evidentemente il taxi ha cambiato
direzione, a me interessa arrivare alla meta. Sono sceso da
questo taxi, procedo a piedi con lo zaino, bussola e cartina,
non avrò né semafori né segnali di cedere la precedenza”.
    La strada intrapresa da Modena è partita da una sala piena,
350 posti “con oltre tremila richieste ricevute”, hanno detto
gli organizzatori. Ovazioni, applausi. “Abbiamo scatenato
l’inferno”, ha detto il generale salutando le sue ‘truppe’,
prima di lasciare la parola ad un esponente del sindacato
indipendente dei carabinieri.
    Tra il pubblico, il sindaco del comune riminese di
Pennabilli, Mauro Giannini, con felpa nera della Decima Legio.
    “Siamo camerati, abbiamo combattuto insieme”, ha spiegato, lui
che aveva detto di essere nato e voler morire in camicia nera.
    Mentre un altro simpatizzante, con berretto da paracadutista, si
è detto pronto a seguire ovunque il suo leader. Anche a marciare
su Roma? “Se il generale mi chiama io ci sono”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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