
(di Maria Grazia Marilotti) “Lucrezia Borgia è un’opera
assolutamente sperimentale, rivoluzionaria, volutamente
provocatoria, una pietra miliare del teatro donizettiano e
occupa un posto fondamentale nella storia del melodramma
dell’800”. Lo afferma il giornalista e critico musicale Alberto
Mattioli nel presentare il capolavoro di Donizetti al numeroso
pubblico del Carmen Melis, ridotto del Lirico dí Cagliari.
Tratta dal dramma omonimo di Victor Hugo, libretto di Felice
Romani, assente da 141 anni dal capoluogo sardo, ritorna in
scena dal 28 gennaio alle 20 all’1 febbraio, nella straordinaria
interpretazione di Jessica Pratt.
Secondo titolo della Stagione d’opera sarà proposto
nell’allestimento del Lirico in coproduzione con il Maggio
Musicale Fiorentino. “Un testo, quello di Hugo, sconveniente,
sconvolgente, di rottura, per due ragioni – ha argomentato
Mattioli – da un lato il soggetto, insidiosissimo per la censura
dell’ epoca, l’ amore incestuoso della figlia di un papa per
suo figlio, nel libretto più alluso che esplicitato. Un
archetipo femminile inaccettabile tanto che Lucrezia Borgia
detiene il record mondiale di versioni censurate”. Nella sua
accurata quanto avvincente presentazione l’esperto sottolinea: “la modernità di Lucrezia Borgia sta in una deliberata scelta
stilistica di mischiare i generi, alto e basso, sublime e
triviale, comico e tragico, di dar forma alla dimensione del
grottesco, assoluta novità per il teatro italiano dell’epoca.
Donizetti, con formidabile fiuto teatrale, individua nel testo
hughiano quest’innovazione estetica e la fa sua. Una commistione
di generi, elemento dirompente che Hugo trae da Shakespeare e
consegna alla generazione romantica di cui Donizetti sempre più
appare capostipite italiano”.
Mattioli si è poi soffermato sulla figura di Lucrezia Borgia “tratteggiata nell’opera di Donizetti con grande finezza
musicale e drammaturgica nella sua duplice dimensione – ha
proseguito – la spietata avvelenatrice che si vendica, con la
morte, di chi la offende e un essere appassionato, pieno d’amore
materno, una donna volitiva, non sottomessa al marito, una donna
che si ribella e cerca di determinare da sé il proprio destino,
elemento di grande modernità che ritroveremo nel teatro
verdiano. Lucrezia Borgia è la perfetta espressione della
rivoluzione che Donizetti porta nel teatro italiano aderendo al
romanticismo ruggente, estremista, sperimentale”.
Mattioli mette poi in luce un aspetto local: “In una delle
sue revisioni dell’opera, Donizetti inserisce poco prima del
finale un cantabile per Gennaro ‘madre se ognor lontano’ scritto
appositamente per il grande tenore cagliaritano Mario, ovvero
Giovanni Matteo de Candia, figlio di una illustrissima famiglia
sarda, grande interprete donizettiano, esule a Parigi per
ragioni politiche. Una cantilena di straordinaria bellezza come
ebbero a commentare i critici dell’epoca”. Poi un invito a non
mancare all’appuntamento con il capolavoro donizettiano.
“Lucrezia Borgia è un’opera estremamente appassionante, nella
sua finezza musicale, nella sua amplificazione drammaturgica,
psicologica e sentimentale, un titolo quasi infallibile come
presa sul pubblico”.
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Fonte Ansa.it