
“Per noi il Vaticano è sempre casa,
l’ho sempre considerato parte della mia famiglia. Questo mi fa
ancora più rabbia: hanno voltato le spalle a Emanuela e alla
nostra famiglia dal primo giorno fino a ieri”. Lo ha dichiarato
Pietro Orlandi, tornato a parlare del rapimento della sorella
Emanuela, avvenuto il 22 giugno 1983, in un’intervista
rilasciata alla trasmissione “Scomparsi”, sul Canale 122 Fatti
di Nera.
Orlandi ha affrontato il tema della sua incessante ricerca,
spiegando perché non smetta di sperare di ritrovare la sorella
ancora in vita: “Finché non trovo i resti, per me è un dovere
cercarla viva. Non riesco a sentirla morta, sento che è da
qualche parte. Posso immaginarla all’interno di un convento:
sono convinto che per un periodo sia stata portata da qualche
parte perché era testimone di quello che era successo”.
“Sono passati 42 anni – ha affermato Pietro – ma io non mi
fermerò mai finché non avrò capito cosa è successo a mia
sorella. Le parole ‘verità’ e ‘giustizia’ sono sacre. Cercare
Emanuela viva non è solo una speranza da fratello, è un dovere
morale finché non avrò prove del contrario. Provo rabbia perché
il Vaticano, che era la nostra casa, ci ha voltato le spalle, ma
la solidarietà che ricevo da tutto il mondo mi dà la forza di
continuare. Ai giovani dico: non accettate mai passivamente
un’ingiustizia, perché pretendere la verità deve tornare a
essere la normalità, non un atto di eroismo”.
In conclusione, Pietro Orlandi ha rinnovato l’invito per il
sit-in di sabato 24 gennaio, dalle ore 16 alle 18 in Piazza
Risorgimento a Roma, un momento di incontro aperto anche a chi
muove critiche: “Se avete dei dubbi venite, parliamone. È un
momento dove mi sfogo veramente, un’opportunità che vorrebbero
avere migliaia di famiglie di scomparsi che vivono nel
silenzio”.
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Fonte Ansa.it