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Polveriera Zen: de Lucia, criminali che si ispirano ai modelli dei social

“Stiamo lavorando in maniera molto
seria sul fenomeno dello Zen a Palermo. C’è una grande
circolazione di stupefacenti e purtroppo una presenza di armi
che non arrivano attraverso un canale identificabile. C’è una
diffusa azione criminale che guarda a dei modelli che non sono
di tipo mafioso, ma di tipo mediatico che rimandano al mondo dei
social”. Lo ha detto il procuratore di Palermo, Maurizio de
Lucia, a margine dell’incontro su “Le estorsioni a Palermo: chi
paga e perché?”, rispondendo ai giornalisti sulle gang criminali
che operano nel quartiere Zen di Palermo, dopo i recenti fatti
di cronaca. “L’approccio, quindi, in quel territorio deve essere
di tipo preventivo, che guardi in qualche modo ad una
costruzione sociale, educativa e del lavoro – ha spiegato de
Lucia – È chiaro che le forze di polizia, la mia Procura e la
magistratura fanno tutto quello che devono fare, ma non ci
saranno soluzioni in tempi brevissimi e soltanto attraverso la
repressione”.
    De Lucia sul fenomeno delle estorsioni ha detto: “Non c’è più
la situazione terribile del 1991-92 e degli anni successivi. Ci
sono zone della città ancora massicciamente investite dalle
estorsioni, con le caratteristiche che hanno sempre avuto, ma
siccome Cosa Nostra attuale è in difficoltà, esistono spazi di
rallentamento del fenomeno e quindi di ripristino dellai
legalità”. L’incontro è organizzato da Dems, Addiopizzo e
Società scientifica degli studi su mafie e antimafia.
    L’iniziativa cade nel 35esimo anniversario della lettera al “caro estorsore” dell’imprenditore Libero Grassi, pubblicata sul
Giornale di Sicilia il 10 gennaio 1991.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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