
“Non c’è spazio per una riduzione
della pena”. Con queste parole il pubblico ministero di Busto
Arsizio Giulia Grillo ha chiuso la discussione nel processo per
l’omicidio di Andrea Bossi chiedendo la condanna all’ergastolo
per Douglas Carolo e Michele Caglioni, i due ragazzi poco più
che ventenni accusati del delitto avvenuto nella notte tra il 26
e il 27 gennaio 2024 nell’abitazione di via Mascheroni a
Cairate, nel Varesotto, dove Bossi, 26 anni, viveva. L’accusa ha
chiesto anche l’isolamento diurno per entrambi per 18 mesi e
tutte le pene accessorie previste per legge. La pm ha ripercorso
indizi e prove e ha sottolineato come “entrambi gli imputati,
che si accusano l’un l’altro, hanno mentito. Nessuno dei due ha
detto mai la verità su quanto accadde quella sera nella casa di
Andrea Bossi”. Per l’accusa i due ordirono un piano per uccidere
e lo attuarono in concorso. La pm Grillo individua anche il
movente: “Un movente molto piccolo – ha detto – i soldi. Carolo
e Caglioni non lavoravano, non avevano un progetto di vita, non
pensavano al domani. Il movente sono i soldi da spendere per la
bella vita”. L’accusa ha sottolineato l’efferatezza del delitto,
il comportamento dei due dopo il fatto, teso a cancellare tutto
ciò che li coinvolgesse, e il comportamento il giorno
dell’arresto quando, ritrovandosi insieme dai Carabinieri, i due “ridevano, lo si sente nelle intercettazioni, commentando ciò
che era stato ritrovato e ciò che non lo era stato”. Per tutte
queste ragioni, la pm ha negato anche il riconoscimento delle
attenuanti generiche considerando al contrario provata
l’aggravante della premeditazione. “La ricostruzione del
pubblico ministero è perfetta – ha detto l’avvocato Davide
Toscani che difende la famiglia della vittima – Sulla richiesta
di pena non posso che associarmi: l’ergastolo è la pena che la
famiglia di Andrea si aspetta”.
“Noi oggi non chiediamo indulgenza, chiediamo giustizia.
L’onere della prova spetta alla Procura e la Procura non ha
accertato chi abbia ucciso Andrea Bossi” hanno affermato gli
avvocati Vincenzo Sparaco e Giammatteo Rona, legali del ventenne
Douglas Carolo, che con il coetaneo Michele Caglioni è accusato
dell’omicidio di Bossi.
“Le uniche certezze che abbiamo è che fu Caglioni a prelevare
con il bancomat di Bossi e fu sempre lui a vendere i preziosi
sottratti alla vittima nei Compro Oro”, aggiungono gli avvocati
di Carolo. Per l’avvocato Nicolò Vecchioni, difensore di
Caglioni, “Michele non era un complice, era una pedina.
Guardiamo al prelievo con il bancomat: Caglioni è carne da
cannone, è il soggetto da mandare in modo imprudente a prelevare
con la carta di una vittima di omicidio sotto l’occhio delle
telecamere. Lasciando una traccia documentale che lo lega a
doppio filo ai reati di cui oggi ci occupiamo”, ha detto
l’avvocato descrivendo il proprio assistito come manipolato e
terrorizzato dalle minacce di Carolo.
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Fonte Ansa.it