
“La legalità non è ossessione da
magistrati, non è fissazione da professori, non è mania da
prefetti. La legalità è la grammatica minima del vivere insieme.
È il coraggio di dire che la legge non appartiene ai furbi, ma
ai fragili. Non è recinzione dei forti, è protezione dei
deboli”. Lo afferma il cardinale Domenico Battaglia, Arcivescovo
di Napoli, all’inaugurazione dell’anno accademico della
Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale,
aggiungendo che “anche la legge può essere ingiusta e per questo
la tradizione cristiana non si inginocchia davanti a ogni norma:
sa che l’ultima parola spetta alla coscienza”. Affrontando il tema della solidarietà, il cardinale Battaglia
evidenzia che “non è solo la mano che si tende. E’ la politica
che si fa carico, è l’economia che si lascia giudicare, è la
cultura che smette di raccontare la favola che ‘se vuoi ce la
fai’, come se la partenza non contasse nulla, come se non
esistessero pendenze verticali, muri invisibili, porte chiuse.
Esiste una solidarietà da selfie che va smascherata, una
solidarietà che difende patrimoni e va denunciata” sottolinea.
Nel suo discorso, Battaglia si sofferma sul dramma
dell’Ucraina e di Gaza, ma ricorda anche le guerre in Africa
dove “la crisi umanitaria ha smesso da tempo di essere notizia”
e il Mediterraneo “cimitero liquido, un cimitero senza tombe,
senza nomi, senza data di nascita e di morte. Solo numeri,
coordinate, statistiche”. “La teologia – conclude – non ha il
diritto di soccorrere, è chiamata a fermarsi, a guardare, a
ricordare, a essere memoria ostinata delle vittime”.
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Fonte Ansa.it