
Dal primo gennaio al 20 novembre scorsi, sono stati 104 gli accessi al pronto soccorso dell’ospedale regionale di Aosta riconducibili a episodi di violenza domestica e di genere.
“Sebbene il numero degli accessi registrati risulti inferiore rispetto agli anni precedenti, dagli scambi con la rete territoriale emerge la percezione di un incremento dei casi”, spiega la dottoressa Antonia Billeci, referente medico regionale e aziendale dell’Usl per la violenza di genere. “È plausibile – aggiunge – che le campagne informative abbiano migliorato la conoscenza delle risorse disponibili, indirizzando il ricorso al pronto soccorso soprattutto nei casi in cui siano presenti lesioni fisiche che richiedono un intervento sanitario”.
L’Usl fa sapere che il 90% delle vittime è di sesso femminile e che “i rari casi riguardanti uomini interessano per lo più minori. Restano sporadici gli episodi di violenza agita da partner femminili nei confronti di uomini”. L’abitazione rappresenta il luogo più ricorrente in cui si verificano gli episodi di violenza. Seguono, con frequenza molto minore, la strada, alcuni luoghi pubblici, il luogo di lavoro. Gli autori sono principalmente partner, ex-partner o mariti, che costituiscono il 50% dei casi. Si registrano inoltre aggressioni compiute da padri, altri familiari, persone sconosciute e colleghi o datori di lavoro.
L’età delle vittime varia dai 6 agli 81 anni, con una maggiore concentrazione nella fascia tra i 30 e i 50 anni, che rappresenta circa il 60% degli accessi. La nazionalità più frequente è quella italiana. Dieci i casi di violenza sessuale, di cui due ai danni di minorenni.
Le forme di violenza denunciate risultano spesso concomitanti. La più frequente è la violenza fisica, accompagnata da violenza verbale, minacce e intimidazioni. Sono stati registrati inoltre episodi di violenza psicologica, violenza assistita e maltrattamenti su minori, oltre a sette tentativi di strangolamento. Alcune aggressioni sono avvenute in ambito professionale, con autori appartenenti al contesto lavorativo.Nella maggior parte degli accessi le vittime sono state dimesse, talvolta con l’attivazione di reti di protezione familiare o amicale. In alcuni casi è stato necessario predisporre un inserimento in strutture protette. I ricoveri sono risultati poco frequenti, così come i rifiuti del ricovero. Dal quadro clinico emergono soprattutto lesioni contusive, traumi cranici, traumatismi multipli e manifestazioni ansiose.
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Fonte Ansa.it