
Uno strumento per “aiutare
le aziende per costruire quei sistemi di anticorpi e quelle
strutture necessarie per affrancarsi definitivamente da
qualsiasi tipo di infiltrazione”. La prefetta di Reggio Calabria
Clara Vaccaro ha spiegato così il protocollo d’intesa per il
rafforzamento della collaborazione tra le parti del procedimento
di prevenzione per ottimizzare la gestione e lo sviluppo dei
beni e delle aziende sequestrate e confiscate.
Oltre alla magistratura e all’Agenzia nazionale dei beni
sequestrati e confiscati, l’accordo siglato oggi nella
Prefettura di Reggio, coinvolge l’Associazione bancaria italiana
e gli ordini degli avvocati e dei commercialisti.
Spiegando il senso del protocollo, Vaccaro ha affermato che “l’idea non è quella di soffocare le aziende sottoposte a misura
di prevenzione, ma anzi di accompagnarle in un percorso che
consentirà loro di sopravvivere sul mercato, risanarle e
soprattutto porre quelle aziende in una posizione di fiducia
anche nei confronti del territorio e del rapporto con le
banche”.
All’incontro ha partecipato la sottosegretaria all’Interno
Wanda Ferro secondo la quale si tratta di “un protocollo
importante che consentirà alle aziende di potersi avvalere di
professionalità. Non significa sostituire le forze dell’ordine o
la magistratura ma accompagnare le aziende in un percorso di
continuità. A questo si aggiunge un tavolo permanente in
prefettura per poter monitorare passo dopo passo l’andamento del
protocollo. Ricordo che in Calabria, i beni sono
complessivamente 3.823 e ben 2.692 si trovano nella sola
provincia di Reggio, pari al 70,42% del totale regionale”.
Per la direttrice dell’Agenzia dei beni sequestrati e
confiscati Maria Rosaria Laganà con questo protocollo “si
possono realizzare risultati importanti” mentre la presidente
del Tribunale Maria Grazia Arena ha ribadito come “l’accesso al
credito da parte delle aziende sottoposte a sequestro o confisca
può rivelarsi vitale”. “L’essere arrivati alla firma di questo
protocollo – ha affermato il procuratore Giuseppe Borrelli –
costituisce un elemento importante perché dobbiamo capire che
quella delle organizzazioni criminali è un’attività illecita che
crea comunque ricchezza. È necessario ricondurre questa
ricchezza nell’ambito di canali leciti per trasformarla in
occasione di sviluppo”.
Il procuratore generale Gerardo Dominijanni ha ricordato che
già nel 2022 aveva sollevato il problema delle “aziende che
venivano poi liquidate con il risultato che si perdeva quella
forza lavoro quando non era necessario. Questo faceva passare il
messaggio che, mentre la ‘ndrangheta crea posti di lavoro, lo
Stato li distrugge. Sono contento che quell’appello trova oggi
uno sbocco. L’amarezza è che io avevo sollecitato anche la
Commissione parlamentare antimafia di occuparsi di questa
vicenda ma da quattro anni non ho alcun riscontro. Ne prendo
atto. Si contesta ai magistrati di fare politica. Oggi lo
abbiamo fatto per un qualcosa che la politica non è riuscita a
dare. Di questo sono orgoglioso e contento”.
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Fonte Ansa.it