Home » Italia » Liguria » Flotilla, attivista scarcerato ‘ora proseguire lotta qui’

Flotilla, attivista scarcerato ‘ora proseguire lotta qui’

“Lunedì sera ho riabbracciato i
miei familiari, i miei cari. Quello che secondo me è stato il
trattamento che abbiamo ricevuto non può essere definito
altrimenti se non tortura. È la minima parte rispetto a quello
che ogni giorno subiscono i prigionieri palestinesi nelle
carceri israeliane. Abbiamo ricevuto privazione del sonno, il
trattamento caldo-freddo, nessun tipo di assistenza medica.
    hanno ritirato i medicinali a tutti gli attivisti e le attiviste
della flottiglia, gente che soffriva di diabete, non ha avuto
possibilità di utilizzare i propri medicinali, a gente con
l’asma è stato ritirata la fiala per potersi curare in caso di
attacco”. A parlare è Pietro Queirolo Palmas, l’ultimo dei tre
genovesi tornati dal Israele dopo l’arresto avvenuto in acque
internazionali degli attivisti della Global Sumud Flotilla che
questo pomeriggio era in presidio con un migliaio di persone a
Genova in solidarietà con la Freedom Flotilla intercettata dalle
forze israeliane questa notte. Queirolo Palmas, 23 anni, che ha
fatto il Nautico e di mestiere fa il marinaio, si era imbarcato
a bordo della Flotilla in Spagna. Non è rientrato con la prima
tranche di italiani scarcerati perché il foglio “che la console
ci invitava a firmare non è ripassato per la mia cella. Subito
sul piazzale avevo detto no, ma poi in cella ho ritrattato ma la
console non è ripassata. L’ho incontrata 15 minuti in quattro
giorni. A posteriori va bene così perché sono rimasto con tanti
compagni ed era una maniera per fare avere più pressione qua a
terra e per restare uniti”. Il giovane marinaio-attivista ha
spiegato di essere stato uno dei tanti attivisti che ha fatto
anche lo sciopero della fame “contro la detenzione illegale e il
genocidio del popolo palestinese” e ha chiarito che “il governo
italiano non ha fatto niente per noi, semmai ha cercato di
sabotarci”. Quando ha capito che sarebbe stato rilasciato “perché in cella sono arrivati compagni greci e ho scoperto che
ci avrebbero portato ad Atene ero contento perché significava
che finalmente potevo tornare a casa, rivedere la mia famiglia e
continuare la lotta politica da qua perché penso sia
fondamentale in qualche modo continuare qua, quello che è stato
iniziato là. Rifarei tutto quello che ho fatto”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

Condividi questo Articolo
Dite la vostra!
00

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>