
“Dove eravamo in questi anni e dove
erano i lavoratori e gli studenti? Dove erano le università e
gli avvocati? Il fatto che ci volesse tanta violenza per
accorgersi della Palestina ci parla della nostra miseria. Non
dobbiamo proiettare i nostri metodi e il nostro linguaggio su un
popolo che combatte per la propria stessa esistenza”. Lo ha
detto Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui
territori palestinesi occupati, oggi a Genova dove, prima di un
intervento pubblico ai Giardini Luzzati, ha incontrato gli
studenti che occupano il rettorato genovese.
Lo striscione appeso (‘Intifada fino alla vittoria, ora e
sempre Resistenza”) ha portato a un monito di Albanese che ha
invitato a “fare attenzione” perché “è vero che la resistenza è
un diritto ma in questo giorno utilizzare queste parole in
questo Paese vuol dire attirare acredine contro il popolo
palestinese. In un momento in cui si sta creando un movimento di
massa, in cui non ci siamo solo noi che facciamo certe battaglie
da 10, 20, 30 anni, ma anche persone che semplicemente non
vogliono il genocidio e che non per forza votano a sinistra o
sono persone di sinistra. Ecco queste persone non le dobbiamo
perdere, perchè questa non è la nostra storia, questa è la
storia del popolo palestinese. Noi dobbiamo fermare il
genocidio. La resistenza facciamola qui contro le istituzioni
che non rispettano la Costituzione. Per il popolo palestinese
dobbiamo essere, in questa parte di mondo, più amorevoli, più
compassionevoli, più gentili”.
Albanese ha poi sottolineato che “il diritto internazionale
non è una bacchetta magica” e “non opera da solo. Servono gli
Stati. Questo è un momento di accelerazione storica” e ha
ricordato che quello del popolo palestinese “non è il primo
genocidio che vediamo in questi decenni” riportando alla memoria
il genocidio in Rwanda, in Bosnia, nel Mianmar.” Ma quello di
oggi – ha proseguito – è il primo che ha scosso le coscienze del
mondo. E anche le nostre. Il diritto internazionale ci sta
servendo, parliamo lo stesso linguaggio che chiede esecuzione di
obblighi, che ci chiama alla coerenza. È l’ultimo strumento
pacifico che abbiamo. Se tolgono questo cosa rimane?”. Al
termine, Albanese ha voluto invitare gli studenti a “continuare
quello che state facendo” e a “portare le competenze fuori
dall’Università”.
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Fonte Ansa.it