
C’era ogni tipologia di scarto,
anche filtri olio e parti di batterie esauste, nel corposo
carico di rifiuti dirtti in Turchia sequestrati nel porto di
Napoli dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico.
Si tratta della prima operazione – come spiegano i militari
dell’arma in un comunicato – messo a segno dopo la firma del
nuovo decreto che ha introdotto specifici aggravamenti di pena
in presenza di ipotesi di reato previste dal Testo Unico
Ambientale.
Complessivamente i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico
di Napoli hanno messo i sigilli a ben 370 tonnellate di scarti
provenienti prodotti da una società di Caivano (Napoli),
destinati a un’acciaieria turca, quale materiale per la fusione
in altoforno.
I militari, con il supporto dell’Arpa Campania, accertavano
che i rottami, frammisti a rifiuti solidi urbani e rifiuti
pericolosi (filtri olio, parti di batterie esauste, legno,
gomma, poliuretano, schede elettroniche, parti meccaniche di
veicoli non bonificati, parti di biciclette, elementi combusti,
elementi metallici ossidati, pneumatici, telai di biciclette,
imballaggi metallici contenenti residui di oli e/o grasso, cavi
elettrici), erano accompagnati da falsa documentazione
attestante inesistenti attività di trattamento/recupero.
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