
“Abbiamo voluto avviare una
riflessione profonda sulla memoria storica perché la società di
oggi è spesso segnata da improvvisazione e superficialità,
lontana dai tempi della politica seria e responsabile. La
flessibilità è una cosa, l’improvvisazione è un’altra”. Lo ha
detto – secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa – il
presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello
Pittella (Azione), intervenendo all’evento “Aldo Moro raccontato
da Marco Damilano”.
L’iniziativa con il giornalista – che si è tenuta nel Teatro
Stabile di Potenza – è stata promossa nell’ambito della rassegna “Consiglio e Cultura: la casa dei lucani”, organizzata dal
Consiglio regionale della Basilicata – Ufficio di Presidenza e
dalla Struttura di informazione comunicazione ed eventi,
patrocinata dal Comune di Potenza e con il supporto dell’Ufficio
scolastico regionale della Basilicata.
Pittella ha inoltre osservato come “oggi, la cosiddetta ‘verità’ sia spesso costruita sui social: non è conoscenza, ma
un insieme di titoli e slogan che finiscono per diventare
percezione di realtà” e ha poi lanciato un appello alla
responsabilità della classe dirigente: “Dobbiamo essere
all’altezza dei tempi e dei nostri ruoli. In questa sala – ha
sottolineato – ci sono parlamentari, rappresentanti delle
istituzioni e consiglieri regionali di ieri e di oggi, che
incarnano una storia di qualità. Questa qualità dobbiamo
pretenderla prima di tutto da noi stessi. Giustificarsi con
motivazioni di comodo sarebbe un errore grave, un tradimento
verso noi stessi e verso gli altri”.
Il presidente dell’Assemblea di viale Verrastro ha
sottolineato come “il messaggio dell’incontro vada oltre la
politica locale: parla di solidarietà, umiltà e del valore
dell’uomo che è autore di questi percorsi. Spesso questo valore
non è immediatamente visibile, ma è radicato nelle relazioni e
nelle comunità, E’ necessario superare logiche di convergenza
forzata e steccati angusti: queste barriere – ha concluso –
servono solo a mortificare la società e la politica”.
Per il vicepresidente del Consiglio regionale lucano, Angelo
Chiorazzo (Basilicata Casa Comune) “il ricordo di grandi
statisti come Aldo Moro non deve essere solo un esercizio di
memoria, ma un richiamo attuale alla responsabilità politica e
istituzionale. Moro fu uomo di dialogo, mediazione e inclusione,
elementi centrali nella sua azione politica sia interna, con i
governi di solidarietà nazionale, sia esterna. La sua visione di
politica estera, condivisa con figure come De Gasperi, Andreotti
e Colombo, era fondata sulla pace e la cooperazione
internazionale, valori profondamente radicati nella coscienza e
negli interessi del popolo italiano. In un discorso del 1971,
Moro sottolineava che la pace nel mondo, in particolare in
Europa e nel Mediterraneo, rappresentava il massimo interesse
dell’Italia. Egli contribuì a dare stabilità e coesione interna
al Paese, proiettandolo nel cuore dell’Europa e nelle dinamiche
globali”. Chiorazzo ha infine ricordato la legge n. 962 del
1967, voluta da Moro contro il genocidio, che punisce non solo
le uccisioni, ma anche le condizioni volte all’eliminazione di
un popolo, come l’impedimento delle nascite e il trasferimento
forzato di minori. Una legge ancora oggi di grande rilevanza”.
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Fonte Ansa.it