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Dissidente Baunov, ho paura ma non sono tra le priorità di Putin

“Ho validi motivi per avere
paura, eppure non sento paura. Se potesse, Putin eliminerebbe
tutti i suoi oppositori, dentro e fuori il Paese. Ma io non
credo di essere fra le sue priorità, prima di me ci sono almeno
una ventina di nomi. Tuttavia Putin ha ottimi modi per rendermi
più dura la vita anche senza una aggressione fisica: per
esempio, appena il mio passaporto scadrà sarò di fatto una
persona priva di cittadinanza”. Lo ha detto Alexander Baunov, ex
diplomatico russo autore de “La fine del regime”, libro esaurito
in pochi giorni in Russia ma che gli costò la qualifica di “agente straniero”, e che oggi ha presentato a Pordenonelegge,
pubblicato dalle edizioni Silvio Berlusconi. Baunov è oggi
ricercatore al Carnegie Eurasia Center di Berlino.
    “Se sei attenzionato dal Cremlino in Russia, e ricercato a
livello internazionale – spiega Baunov – è un problema viaggiare
anche senza entrare nell’area russofona. C’è il rischio di
essere arrestati ed estradati anche in Turchia, nei Paesi arabi,
in Cina”. Dal 2020, con il cambio della norma costituzionale,
Putin può avere altri due mandati presidenziali della durata di
6 anni: “Così, senza limite al suo potere, è partita la
repressione feroce contro l’opposizione, e con il ritorno in
scena di Trump le cose sono ulteriormente evolute”. Trump per
Baunov, “credeva ci fossero una vicinanza e una complicità che
invece mancano totalmente. Trump, e Biden prima di lui, crede
che la guerra potrebbe cessare se l’Ucraina garantisse di non
entrare nella Nato. Ma non è così. In Russia sopravvive l’idea
della grande Russia: meno gloriosa e potente del passato, in
lotta perenne contro la modernità, e determinata a ritrovare la
grandezza di un tempo. Non si tratta più della guerra della
Russia contro l’Ucraina, la prospettiva è la Russia contrapposta
alla Nato”.
    Per il dissidente, la “propaganda russa vuole spaventare i
paesi occidentali per scoraggiarli dal supporto dell’Ucraina:
ecco i droni in Polonia, il riavvicinamento con Washington, ecco
l’Europa supporter dei neonazisti ucraini. È anche una guerra di
civiltà e di cultura: agli inizi del conflitto, in Russia si
diceva che liberare le città ucraine era una missione così lì
non sarebbe arrivata la vergogna del nostro tempo, i temutissimi ‘pride’ omosessuali…”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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