
“L’effetto anticorpale ottimale si raggiunge a circa 28 giorni, ma inizia già, a seconda del capo vaccinato e dalla età, a sette-otto/dieci giorni dopo l’avvenuta vaccinazione” contro la dermatite nodulare contagiosa. Così Riccardo Orusa, direttore della struttura complessa Valle d’Aosta, sede del Cermas (Centro di referenza nazionale per le malattie degli animali selvatici) dell’Izs (Istituto zooprofilattico sperimentale) di Piemonte, Liguria e Vda.
Interpellato dall’ANSA, spiega che l’obiettivo di una campagna vaccinale obbligatoria dei bovini, come quella avviata oggi dalla Regione Valle d’Aosta, è fare “il bene della mandria, e non certamente il male. Si cerca di tutelare a tutti i costi la sopravvivenza di questa mandria rispetto a una condizione di rischio molto elevato di potersi contagiare”. Per questo in caso di rifiuto del vaccino occorre “un aspetto sanzionatorio”: una campagna di questo tipo “si decide sulla base di evidenze scientifiche e non di suggestioni”.
Il dottor Orusa ricorda che il virus fu scoperto nel 1929 e, “da un’areale inizialmente africano, Zambia, Centrafrica, Sudafrica, si è poi arrivati a Israele, Sud Est dell’Arabia, e poi purtroppo anche in Bulgaria, centro Europa, fino agli ultimissimi tempi, dove sappiamo”. “Il fattore fondante di queste malattie – spiega Riccardo Orusa – sono i cambiamenti climatici”. Infatti i vettori “come le zanzare si sono molti innalzati altitudinalmente. Ma ci sono anche le mosche che sono molto più presenti in determinati areali, e hanno una massività di presenza”, con i “tafani”, su “una specie come quella bovina”. Ci sono “anche le zecche, c’è una varietà di vettori impressionanti. E’ per questo che la tutela vaccinale è davvero una tutela per quello che rappresenta, perché i fattori contrari, ovvero le potenzialità infettanti, in determinate condizioni, come possono esserci in questo periodo d’estate, con tutto quello che ne deriva, aumentano il rischio”.
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Fonte Ansa.it