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Dazi: Confcommercio Milano, impatti negativi inevitabili

E’ “difficile esprimere totale
soddisfazione” per l’intesa di massima sull’accordo commerciale
fra Usa e Unione Europea perché se è vero che dà certezze e
evita “una guerra commerciale avrebbe comportato conseguenze
molto più gravi per le imprese e l’occupazione” che con dazi al
30% avrebbero fermato il commercio con l’America, è altrettanto
vero che “un impatto negativo sul nostro export è inevitabile”.
    Lo ha sottolineato Riccardo Garosci, presidente Aice
(Associazione italiana commercio estero) e vicepresidente
Confcommercio nazionale e MiLoMB.
    Nel primo trimestre di quest’anno l’area di Milano, Monza e
Lodi ha esportato merci per 2 miliardi 70 milioni, in flessione
(a Milano del 2,2%, in Brianza del 25,1%) rispetto all’ultimo
trimestre dello scorso anno. L’ipotesi è che l’export
soprattutto a Milano non risentirà in modo molto forte dei dazi
considerando che buona parte delle esportazioni riguarda
prodotti ad alta innovazione difficilmente sostituibili come
articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (405
milioni di euro) seguiti dai prodotti tessili, abbigliamento,
pelli e accessori (394 milioni di euro). Ma comunque conseguenza
sono attese.
    “Bisogna conoscere i dettagli dell’accordo per comprendere
quali siano i prodotti esentati dai dazi. E sarà soprattutto
importante – ha spiegato Garosci – avere conferma che la soglia
dei dazi livellati al 15 per cento sulle merci europee da
esportare negli Stati Uniti comprenda i dazi preesistenti. Se
così non fosse, le tariffe a carico di diversi prodotti,
soprattutto per i beni di consumo, sarebbero difficilmente
sostenibili. Senza oltretutto contare la situazione, al momento
non chiarita, su acciaio e alluminio (con i dazi al 50%). Il
tutto in uno scenario di incremento globale delle misure
protezionistiche che rendono ancora più complessa la ricerca di
opportunità su altri mercati esteri, soprattutto per le pmi
esportatrici”.
    E a questo va aggiunto l’impatto della cosiddetta deviazione
commerciale “Il mercato più vicino a quello in termini di
composizione della domanda è, infatti, quello europeo – ha
concluso Garosci – Molti prodotti provenienti da Paesi terzi –
Cina in primis, ma anche Regno Unito, India, Turchia – in
passato destinati agli Usa si riverseranno sul mercato
comunitario provocando eccessi di offerta e maggiore concorrenza
per le nostre imprese”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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