
Dopo le parole pronunciate dalle vittime davanti al giudice
Giorgio Morando nel corso dell’incidente probatorio, alcuni dei
15 vigili indagati dalla Procura di Genova hanno deciso di
giocare d’attacco. E hanno presentato una contro denuncia per
calunnia ritenendo le affermazioni rese “palesemente false”.
L’esposto, scritto dagli avvocati Maurizio e Andrea Tonnarelli e
Fabrizio Maggiorelli, è stato depositato al nono piano di
palazzo di giustizia nei giorni scorsi. E adesso verrà
approfondito quanto riportato, incrociando i dati allegati e
quanto raccolto dagli investigatori della squadra mobile.
I tre stranieri, a inizio luglio, hanno confermato le botte,
gli insulti e le falsità scritte nei verbali, riconoscendo e
indicando anche gli autori. Secondo la pm, la squadra della
sezione Sicurezza Urbana della polizia locale avrebbe picchiato,
anche con manganelli telescopici, soprattutto stranieri o
persone con problemi di droga, li avrebbe insultati e in alcuni
casi avrebbe preso i soldi che trovava nel corso delle
perquisizioni. Una ricostruzione, secondo l’accusa, comprovata
anche da quanto alcuni vigili scrivevano in una chat di WhatsApp
chiamata “Quei bravi ragazzi”.
Un gruppo dove si scambiavano battute a sfondo razziale e si
vantavano delle provocazioni a cui sottoponevano i fermati. La
ricostruzione, secondo la difesa di alcuni di loro, sarebbe non
veritiera. Nella querela, infatti, si spiega come alcune
dichiarazioni dei denuncianti sarebbero smentite da prove
oggettive. Come nel caso del giovane che ha sostenuto di essere
stato assistito da un interprete durante la sua deposizione in
Questura, ma nel verbale non ve ne sarebbe traccia. Oppure
l’affermazione di un’altra vittima che ha dichiarato di non
potere camminare o muoversi dopo essere stato picchiato e che
invece, nello stesso periodo, sarebbe stato denunciato per
furto, con tanto di fuga.
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Fonte Ansa.it