
“Siamo nella palude, è dura, c’è
stanchezza, ma noi insistiamo”. E’ la riflessione del prof Mario
Bertolissi costituzionalista, già membro della delegazione
trattante del Veneto, sullo stato a Roma della legge di riforma
dell’Autonomia differenziata.
In una intervista al Corriere del Veneto, Bertolissi risponde
sulla sensazione che l’Autonomia sia pian piano uscita dal
dibattito politico nazionale. “La risposta dovrebbe essere
articolata – dice – ma guardiamo gli eventi. La vicenda che si è
conclusa davanti alla Corte costituzionale ha generato delle
impressioni errate, secondo le quali sarà difficile fare
qualcosa. Questo messaggio genera disaffezione e stanchezza.
Sono passati 8 anni dal referendum veneto e ancora ci chiediamo
cosa succederà. Neanche il più determinato sostenitore
dell’Autonomia può reggere la tensione di stare sempre ai
blocchi di partenza, quando tutti gli ‘start’ sono partenze
fasulle”. E, guardando al Veneto, che ha nel governatore Luca
Zaia il più convinto sostenitore dell’autonomia, Bertolissi
aggiunge: “il tema qui è sempre stato sentito e vigorosamente
propugnato, ma oggi finisce per essere soverchiato dai problemi
internazionali, dalle tensioni belliche, dai temi economici. Le
domande di famiglie e imprese mettono in ombra le riforme”.
Eppure Bertolissi non boccia affatto il lavoro del ministro
leghista delle riforme: “Calderoli – dice – è stato un mago nel
riuscire a fare ciò che ha fatto, gli avevano zavorrato la
legge, anche una parte del suo partito non era interessata. Era
già stata depotenziata per accontentare chi, poi, l’ha
scaricata. La più sensibile si è dimostrata Meloni. A difendere
la legge ormai c’erano solo il presidente Zaia e Calderoli. Ma
adesso è caduto tutto. Non nel dimenticatoio, direttamente in
una palude”.
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Fonte Ansa.it