
Il Tribunale civile di Bologna ha
accolto il ricorso di danno temuto che 20 cittadini colpiti
dall’esondazione del torrente Ravone di ottobre avevano
presentato con il supporto del Comitato per la tutela dal
dissesto idrogeologico di Bologna. I residenti avevano promosso
la causa contro Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna. I
due enti dovranno prestare “‘garanzia per i danni eventualmente
derivanti’ ai ricorrenti “dal bacino idrogeologico del torrente
Ravone” e potranno scegliere se “versare un deposito cauzionale
pari a 3.661.404,90 euro” o in alternativa “sottoscrivere una
polizza assicurativa” dello stesso importo. Secondo il Comitato per la tutela dal dissesto idrogeologico
di Bologna “è stata quindi pienamente confermata la tesi dei
ricorrenti”, rappresentati dall’avvocato Adriano Travaglia, “che
hanno affermato la responsabilità della Regione Emilia-Romagna e
del Comune in quanto ‘titolari di posizioni di garanzia dalla
responsabilità derivante dagli eventi connessi alla cattiva
manutenzione’ del Ravone”. Nello specifico, il Tribunale ha affermato, spiega ancora il
Comitato, che “dalla prospettazione delle ricorrenti e dei
ricorrenti emerge infatti con chiarezza che l’istanza di tutela
giurisdizionale si fonda… sull’urgenza, sentita nella
quotidianità del vissuto, che chi sia munito delle competenze
faccia qualcosa per assolvere alla sua funzione, che è quella di
tutelare la sfera giuridico-patrimoniale delle persone dal
rischio idrogeologico”, dato che “lo scenario di rischio del
bacino idrogeologico ‘a monte’, noto alla Regione senz’altro a
partire dal 2013, si è già drammaticamente concretizzato a
ottobre 2024”. Infine, i vincitori del ricorso sottolineano
che il Tribunale ha “escluso” che “gli eventi di ottobre 2024
siano di natura ‘eccezionale’, almeno nel senso che abitualmente
si ricollega alle ipotesi di esenzione di responsabilità, cioè
singolare e imprevedibile”. Il Comitato ed i ricorrenti si
ritengono completamente soddisfatti perché il Tribunale “ha
compreso pienamente lo stato di paura in cui versano i residenti
in zone della città soggette a continui pericoli derivanti da
alluvioni ed esondazioni, così aprendo la strada a forme
innovative di tutela dei cittadini nei confronti delle inerzie
della pubblica amministrazione ed al risarcimento degli ingenti
danni subiti”.
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Fonte Ansa.it