
Grande emozione al Padiglione Italia
di Expo 2025 Osaka dove, in occasione dell’inaugurazione della
settimana del Molise, è stata svelata al pubblico la statua
della ‘Venere di Venafro’.
Si tratta di “una delle opere più importanti del museo
archeologico di Venafro”, ha spiegato Enrico Rinaldi, direttore
dei Musei regionali del Molise, ma “più in generale delle
collezioni di tutta la regione”.
Scoperta casualmente nel 1958 durante lavori edili, il
capolavoro è databile al secondo secolo d.C., in età Antonina, e
fu rinvenuto nelle vicinanze dell’anfiteatro di Venafro. In
particolare, ha spiegato Rinaldi, “si tratta di una variante
della cosiddetta Afrodite Cnidia dello scultore Prassitele una
delle opere più importanti dell’antichità greca che i romani
riproducono in marmo in tante versioni”.
Quella svelata al Padiglione Italia, nello specifico, è una
cosiddetta venere Landolina, cioè “una venere che si sta
generando mentre esce dall’acqua”, ha sottolineato il direttore
dei Musei regionali del Molise, un’informazione a cui arriviamo “perché in basso a destra c’è un delfino”. La statua “probabilmente era posta in una quinta scenografica, forse un
ninfeo con dei giochi d’acqua, all’interno di una domus romana
di Venafro”.
L’arrivo della venere a Expo 2025 Osaka non era assolutamente
scontato. Come riferisce Rinaldi, infatti, “la Venere di Venafro
non è mai uscita al di fuori dell’Italia, anzi per la precisione
è stata ospitata solo una volta a Forlì nel 2019 per un breve
periodo in occasione di una mostra”. Una scelta, quindi, “molto
coraggiosa, fatta con molta determinazione perché riteniamo che
sia un’opera d’arte ancora totalmente sconosciuta”, ha aggiunto
il direttore dei Musei regionali del Molise.
“La meraviglia di quest’opera”, ha raccontato Rinaldi, “è
nella sua grandissima qualità artistica e soprattutto nel fatto
che ad essere ritratta è una figura femminile giovane carica di
umanità”: “Se la si osserva con attenzione, questo volto non
esprime austerità tipica delle divinità ma è profondamente
umana”, ha aggiunto il direttore dei Musei regionali del Molise.
L’altra importante caratteristica, conclude il direttore dei
Musei regionali del Molise, “è in questa sua nudità che viene
velata e svelata” e in quella che è “quasi una sorpresa oserei
dire reciproca, nel momento in cui lo spettatore incrocia lo
sguardo bellissimo di questa venere”.
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Fonte Ansa.it