
La scorta per la procuratrice generale di Torino, Lucia Musti, è stata raddoppiata. La decisione, presa dal prefetto Donato Cafagna e ratificata dal ministero dell’Interno, arriva a quattro mesi dalle minacce comparse in un documento firmato dal Nuovo partito comunista italiano (N-Pci), e all’indomani dell’apertura del processo contro diciannove imputati per i disordini scoppiati durante un corteo in solidarietà con l’anarchico insurrezionalista Alfredo Cospito, a Torino.
Il rafforzamento della tutela prevede ora due auto blindate e cinque carabinieri, il doppio rispetto a quanto precedentemente stabilito, portando la protezione a un secondo livello.
Le intimidazioni erano seguite al discorso tenuto da Musti all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025, quando aveva definito Torino “capitale dell’eversione di piazza”, sottolineando il ruolo degli “anarco-antagonisti” e la loro capacità di “reclutare minori” e “infiltrarsi in movimenti pacifici come i No Tav”. Nel suo intervento, la procuratrice aveva puntato l’attenzione sul centro sociale Askatasuna, considerato dagli addetti ai lavori come ultima roccaforte dell’Autonomia Operaia (oggi Autonomia Contropotere), accusandolo di gestire la regia delle mobilitazioni violente in Val di Susa e durante manifestazioni sfociate in assalti a caserme e commissariati. “Penso al minore che, in un corteo, ha fatto il segno delle tre dita a simboleggiare la P38 – aveva detto -. Sono gli anni di piombo, anni che non sa essere stati ‘la notte della Repubblica'”.
Il 17 marzo era stato diffuso, dal comitato di partito ‘Antonio Gramsci’ del N-Pci, formazione vicina ai Comitati di appoggio alla Resistenza per il comunismo (Carc), il cosiddetto comunicato n. 14, in cui venivano attaccati Musti ed Enrico Aimi, membro laico del Csm. “Fargli ricadere addosso questo macigno – si leggeva – significa resistere ad oltranza ma soprattutto metterli sotto accusa, dentro e fuori dai tribunali”.
Il 20 marzo il Comitato di Presidenza del Csm aveva diffuso una nota auspicando “urgenti e opportune misure a tutela dell’incolumità del singolo magistrato da parte delle competenti autorità”. Ieri, in occasione dell’apertura del processo ai loro compagni, un gruppo di anarchici, a volto coperto, aveva imbrattato l’Auditorium e la sede Rai di Torino, con scritte e con un lancio di olio esausto contro il murales dedicato a Piero Angela. Non è la prima volta che a Lucia Musti viene rafforzata la scorta: era già accaduto a Bologna e Modena, dove ricopriva l’incarico, quando la procuratrice fu destinataria di intimidazioni da parte della criminalità organizzata.
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Fonte Ansa.it