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Associazione L’Officina, ‘serve una svolta riformista’

“Non c’è futuro senza riforme”: è
l’apello partito dal quinto appuntamento dell’associazione
politico-culturale L’Officina, presieduta da Roberto Morroni,
che si è tenuto in un gremito teatro Santa Caterina, a Bettona.
    Tema guida dell’incontro: “Le sfide del nostro tempo. Le
grandi riforme che attendono l’Umbria”. Ad aprire i lavori è
stato Lamberto Marcantonini, vicepresidente dell’associazione,
che ha ricordato “lo spirito fondativo de L’Officina: creare uno
spazio libero per idee nuove, in una fase storica dove la
politica tende troppo spesso alla chiusura su sé stessa”.
    La prima parte della mattinata ha affrontato il tema dello
spopolamento e dell’invecchiamento demografico.
    Il sociologo Roberto Segatori – riferisce una nota dei
promotori ha aperto il panel osservando che “stiamo vivendo un
lento declino demografico che non è ineluttabile, ma richiede
politiche coraggiose e coordinate”. Ha poi indicato la necessità
di ripensare l’intera architettura della sanità umbra, oggi
segnata da microstrutture ospedaliere costose e spesso
inefficaci. Segatori ha anche evidenziato le criticità
dell’università di Perugia, avvertendo che “senza svolte
coraggiose, l’ateneo è destinato a proseguire un lento declino”.
    Fra gli altri interventi, quello di Silvio Ranieri,
segretario generale di Anci Umbria, il quale ha chiesto “un
patto interistituzionale per rigenerare i borghi”. A moderare il
panel è stato il giornalista Riccardo Marioni, il quale ha
sottolineato che “le parole chiave oggi sono coraggio,
pragmatismo e partecipazione”.
    Il secondo panel, condotto dal giornalista Giuseppe
Castellini, ha affrontato il nodo cruciale della sanità
regionale, con il titolo “La sanità regionale: buchi da coprire
no, riforme da fare sì”. Aviano Rossi, consulente e docente di
management sanitario, ha invocato “una riorganizzazione
profonda, non solo amministrativa ma anche culturale, basata su
responsabilità diffusa e merito”. Per Sara Mandorla,
coordinatrice delle associazioni cardiologiche umbre, “occorre
un piano regionale per la prevenzione, e va fatto ora, non tra
dieci anni”. Tullio Ostilio Moschini (Cisl Umbria) ha denunciato “una sanità che troppo spesso dimentica il territorio e le sue
fragilità sociali” e ha ribadito che il sindacato “non accetterà
un finto confronto su un piano già scritto”. Francesca
Castellani, segretaria regionale del Sumai, ha messo in guardia
contro “l’emorragia di specialisti e il mancato ricambio
generazionale”.
    È intervenut anche Donatella Tesei, ex presidente della
Regione e oggi consigliera regionale, che ha difeso l’operato
del suo governo: “Si è parlato di deficit in sanità che non
esiste. È stata una strumentalizzazione per giustificare un
forte e irragionevole aumento delle tasse, i cui proventi
finiranno solo in minima parte nel comparto sanitario”. Andrea
Romizi, ex sindaco di Perugia e ora consigliere regionale, ha
posto l’accento su un nuovo fronte: “Il disagio psichico dei
giovani è una priorità. In Umbria, un giovane su due ha
sperimentato ansia, depressione o stress elevato nell’ultimo
anno. E i casi di disagio psichico serio sono raddoppiati dal
2018 al 2023”. Mirko Ceci, segretario provinciale di Azione a
Perugia, ha chiosato: “Il nuovo piano sanitario dovrà essere
partecipato, concreto e orientato a risultati misurabili”.
    A chiudere i lavori è stato Roberto Morroni, il quale ha
sottolineato che “la bassa produttività è la radice di tutto.
    Genera salari bassi, pensioni basse, aspettative basse. Serve
una strategia coraggiosa che la metta al centro dell’agenda
politica”. E ha concluso con un invito all’azione: “Abbiamo il
dovere di pensare in grande. Perché L’Officina è uno spazio
aperto dove si costruisce, si progetta, si osa. Da qui vogliamo
far partire la nuova stagione delle riforme umbre”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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