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Report popolazione, in Italia calano i nati ma si vive di più

Le nuove generazioni Italia
vivono mediamente più a lungo, il Paese ha registrato nel 2024
un nuovo record negativo di nati con meno di 380mila. Crescono
la diffusione e l’accettazione di nuove forme familiari e si
registra una significativa riduzione dell’abbandono scolastico.
    Sono alcuni dei punti messi in evidenza nell’ultimo ‘Rapporto
sulla popolazione – Verso una demografia positiva” presentato
nel corso della 15/a edizione di Pop Days, il più importante
evento scientifico italiano dedicato agli studi demografici e
sociali, promosso dall’Associazione italiana per gli studi di
popolazione (Aisp), in collaborazione con l’Università di
Cagliari.
    Il volume a cura Daniele Vignoli e Anna Paterno analizza la
situazione demografica in Italia, fornendo gli strumenti utili
per affrontare il futuro. “La demografia dell’Italia è una
demografia eccezionale – ha detto il professor Vignoli -. Se noi
cerchiamo il nostro Paese in qualunque classifica internazionale
lo troviamo sempre ai primi posti per alta longevità ma anche
per bassa fecondità. Spesso si sente parlare della demografia
italiana con toni allarmistici. La prospettiva di questo libro è
diversa: è cercare di andare verso una demografia positiva, che
non vuol dire ignorare o minimizzare i problemi, vuol dire
affrontarli in chiave proattiva”. In questo senso va letto il
dato che emerge relativo alla natalità e alla fecondità con il
nuovo record negativo d’Italia. “La questione cruciale è
rappresentata dall’esigenza di colmare il divario tra fecondità
desiderata e fecondità realizzata – si legge -. A fronte di una
fecondità media di 1,2 figli per donna, infatti, tra chi è senza
figli in 8 casi su 10 vengono segnalate difficoltà che non
consentono alle coppie di realizzare il proprio desiderio di
genitorialità. Occorrono interventi strutturali che garantiscano
una transizione ‘morbida’ verso l’età adulta”.
    Sul fronte dei giovani emerge la diminuzione dell’abbandono
scolastico e della percentuale di giovani che non sono impegnati
né nello studio e né nel lavoro (Neet). Altro elemento riguarda
la trasformazione delle famiglie con la diffusione di quelle
costituite da una sola persona e delle coppie senza figli, ma
anche le unioni libere e quelle civili. Per quanto riguarda i
flussi migratori “nell’ultimo ventennio il saldo migratorio
positivo degli stranieri controbilancia l’emigrazione netta
degli italiani” e “la presenza straniera ha un effetto positivo
sulla struttura dell’età della popolazione italiana sia in
maniera diretta (attraverso i flussi) sia indiretta (attraverso
il contributo delle straniere alla fecondità)”.
    Dal Rapporto emergono anche le “straordinarie differenze
territoriali” d’Italia. “In un’Italia che invecchia e vede
calare la natalità – è scritto – emergono territori che sfidano
le tendenze negative. L’Emilia-Romagna, ad esempio, si distingue
per la capacità di attrarre giovani e studenti, creando un
circolo virtuoso che riduce l’invecchiamento e mantiene la
popolazione attiva. Allo stesso modo, in Sardegna e Sicilia
esistono gruppi di comuni con longevità eccezionale, le cui
comunità sembrano nascondere i segreti di una vita lunga e
sana”.
    Particolarmente importante l’analisi sulla soglia di
anzianità. Secondo Vignoli bisogna ripensarla: “I principali
indicatori si basano su una soglia di anzianità che è a 65 anni.
    Ma non si diventa più anziani a 65 anni – evidenzia -. Se si
ripensano questi indicatori con una prospettiva di vita che
cambia, in realtà emerge un quadro molto meno allarmistico di
quello a cui siamo abituati”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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