
Ci sono vini che nascono da
un’intuizione enologica. Altri, più rari, dove l’intuizione
enologica è scaturita da un sentimento. È il caso di Nozze
d’oro, pensato nel 1984 da Giuseppe Tasca d’Almerita per
celebrare il cinquantesimo anniversario di matrimonio con la
moglie Franca: un gesto intimo e romantico che il 3 giugno 1985
fu presentato, per la prima volta, in un commosso brindisi
seguito alla celebrazione religiosa. Nozze d’oro è un vino
diventato ormai iconico dall’anima duplice, come lo definiva lo
stesso Giuseppe: due vigneti, due varietà, due momenti di
raccolta. L’Inzolia dona al vino struttura e longevità, il
Sauvignon Tasca – un biotipo autoctono di Tenuta Regaleali –
apporta freschezza aromatica e sfumature erbacee. Le uve
provengono da due parcelle storiche della Tenuta. La Vigna
Barbabietole, impiantata nel 1966 per l’Inzolia. La Vigna Santa
Tea, invece, per il Sauvignon Tasca. Oltre al lavoro sulle
varietà, nel 2007 è stato avviato un progetto sulla selezione di
lieviti autoctoni che rappresentano oggi una componente
essenziale dell’identità enologica di Nozze d’Oro, e sono
custoditi in laboratorio come patrimonio vivo del progetto
Regaleali, confermando la loro unicità. Il Sauvignon viene
raccolto a fine agosto, l’Inzolia a metà settembre. La
vinificazione, rigorosamente separata per ciascuna varietà, ha
seguito le pratiche affinate negli anni: macerazione a freddo
per il Sauvignon, vinificazione in acciaio per entrambi,
affinamento sulle fecce fini per cinque mesi. L’assemblaggio
finale avviene solo in primavera, prima dell’imbottigliamento, e
l’affinamento in bottiglia dura almeno dodici mesi. Come osserva
Alberto Tasca, oggi alla guida dell’azienda: «Questo vino nasce
da un sentimento e da una visione. Racchiude la storia della
nostra famiglia e del nostro approccio al vino: radicato, ma
sempre in cammino. Nel 2025 celebriamo anche la cinquantesima
annata del Rosso del Conte: due vini, due momenti diversi,
un’unica visione. Quella di mio nonno Giuseppe, che ha saputo
immaginare il futuro della vitivinicoltura siciliana a partire
da una visione lungimirante, che coniugasse radici familiari e
innovazione territoriale”.
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Fonte Ansa.it