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Come Fitzcarraldo, quando un bus fu trainato su per i monti

Come Klaus Kinski, che nel film “Fitzcarraldo” fa trainare una nave su per una montagna
dell’Amazzonia, delle vecchie foto raccontano un’altra epica
impresa: il bus di linea che fu trasportato su per i boschi e i
ripidi pendii dalla valle dell’Adige da Merano fino ad Avelengo.
    All’epoca non esisteva un collegamento stradale tra la città
termale e l’altopiano del Salto, ma c’era già una strada in
quota tra Santa Caterina e Falzeben. Per circolare tra le due
località, fu istituito un autobus di linea, ma prima di poter
entrare in servizio fu trainato, praticamente in direttissima,
su terreni accidentati per un dislivello di circa 1.000 metri.
    L’incredibile storia, documentata da alcuni scatti
dell’archivio della famiglia Huber, viene raccontata sul sito
dell’Associazione turistica Avelengo-Verano-Merano 2000. Dal
1923 al 1984, cioè fino alla costruzione della strada tra Merano
e Avelengo, per raggiungere l’altopiano sotto il Picco Ivigna
bisognava prendere la funivia. Era così che la gente del luogo e
i primi turisti raggiungevano Santa Catarina da Maia Alta, come
ricorda Luis Reiterer, sindaco di Avelengo dal 1974 al 1980.
    L’unico collegamento ‘stradale’, le virgolette sono
d’obbligo, tra Avelengo e Merano era un ripido sentiero di
lastre di pietra che i contadini percorrevano per portare a
valle dall’Altipiano del Salto, con l’aiuto di animali da soma e
rudimentali mezzi di trasporto, la legna e il bestiame che
intendevano vendere al mercato. Poi c’erano le ‘botinnen’, donne
per lo più nubili o vedove che guadagnavano qualche soldo
trasportando merci tra il paesino e la città. Con la gerla in
spalla – che poteva pesare anche più di 30 chili -, portavano
giù a valle uova o burro e su in montagna ciò che nei masi non
veniva prodotto, come bottoni, caffè o zucchero.
    Nel 1933 fu inaugurata la strada tra Avelengo e Falzeben, e
poco a poco seguirono altre strade carrozzabili, ma ancora senza
vero e proprio collegamento con la valle dell’Adige. Le prime
Vespe che circolavano sull’altopiano furono portate su in
teleferica. L’ex sindaco ricorda come il primo bus di linea a 40
posti sia arrivato ad Avelengo: “Sepp Greiter, responsabile
dell’azienda Klammsteiner, si dichiarò pronto a munirsi di
escavatrice e argano e a trainare su l’autobus lungo il vecchio
cammino. Per farlo, fu necessario demolire i muri di cinta e le
recinzioni sul percorso e persino far esplodere l’uno o l’altro
ostacolo roccioso. Metro per metro, giorno dopo giorno,
l’autobus si è fatto strada e – incredibile ma vero – dopo circa
una settimana è arrivato ad Avelengo tutto intero, con giusto
qualche graffio e ammaccatura”. Un’impresa che oggi sarebbe
inimmaginabile, anche per quanto riguarda la sicurezza sul
lavoro. Ma erano altri tempi.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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