
“Dal 2012 ad oggi la fauna ha avuto
cambiamenti radicali, dovuti principalmente al fenomeno del
lupo. Il lupo ha cambiato la fauna valdostana e non solo,
dobbiamo prenderne atto e porre in essere delle politiche che
vadano a ‘compensare’ questo elemento, Questo Piano è la base da
cui partire, consapevoli che non possiamo in poco tempo
moltiplicare la fauna valdostana, ma possiamo lavorare con
prospettiva per porre in essere regole chiare per far fronte
alla situazione esistente”. Lo ha detto l’assessore regionale
all’agricoltura e risorse naturali, Marco Carrel, presentando in
aula il Piano regionale faunistico-venatorio.
“Le associazioni naturalistiche hanno messo in evidenza – ha
aggiunto – alcune criticità sulle Oasi: riteniamo che non
debbano essere fisse, per non trasformarle da aree di rifugio a
aree di alimentazione facile per i predatori (in particolare del
lupo). In questo Piano si propone una quota del 13% della
superficie agro-silvo-pastorale destinata a protezione della
fauna selvatica”.
“Anche il mondo venatorio – ha detto Carrel – ci ha fatto
pervenire le proprie osservazioni: nel Piano sono confermate le
otto circoscrizioni, per garantire il legame tra cacciatore e
territorio. Non possiamo, però, non vedere la situazione in
diverse circoscrizioni dove, vista la scarsità di fauna, i piani
di abbattimento non permettono di raggiungere la quota di un
capo per cacciatore: per questo motivo ho voluto inserire la
previsione di una diversa metodologia di assegnazione dei capi
cacciabili a livello sovra circoscrizionale a valle della
modifica della legge di riferimento. Abbiamo inoltre reso chiara
la nostra volontà politica di rafforzare il ruolo delle
circoscrizioni per le quali si ipotizza che diventino delle
strutture di riferimento per la gestione della procedura di
assegnazione dei capi. In ultimo, in questo Piano si prevede la
possibilità, sostenuta anche da Ispra, di predisporre gli
strumenti normativi e operativi per il prelievo selettivo dello
stambecco, che potrebbe eventualmente essere avviato con
modalità rigorosamente conservative con piani selettivi
inferiori al 5%”. Infine l’assessore si è soffermato “sulla
necessità di trovare un equilibrio tra le esigenze delle aziende
agricole che chiedono la riduzione dei cervidi, dei corvidi e
dei cinghiali (sui quali vanno fatti anche dei distinguo vista
la situazione legata all’aspetto sanitario) e il mondo
venatorio”.
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Fonte Ansa.it