
L’ultima bocciatura arriva
dall’Ordine dei medici della provincia di Cagliari, ma l’idea
del neo assessore della Sanità in Sardegna, il romano Armando
Bartolazzi, di reclutare gli specializzandi dalla penisola per
sanare la grave la carenza di camici bianchi negli ambulatori di
famiglia – ne mancano poco meno di 600 -, non piace quasi a
nessuno. Emilio Montando, presidente dell’Ordine dei medici
cagliaritani, definisce “irricevibile la proposta”. “Sarebbe non
conforme alle norme – spiega – manca dei prerequisiti in capo
alle Università, finirebbe per aggravare una situazione già
compromessa”.
Nel primo incontro con i sindacati di categoria, Bartolazzi,
sfruttando l’autonomia regionale, ha lanciato la sua ricetta:
offrire una scuola di specializzazione, senza il superamento
delle prove d’ingresso, ai medici d’oltremare disposti ad
accettare un incarico come medico di famiglia in Sardegna almeno
per 4-5 anni. Si tratta di scuole di specializzazione fuori
borsa, cioè su posti aggiuntivi, che nel resto del Paese non si
può fare.
“La medicina generale, come tutte le altre discipline, è una
cosa seria che non merita di essere svilita con proposte di
questo tipo – attacca Montando – Si cerchi piuttosto di rendere
più appetibile questo lavoro con un’offerta di servizi di
supporto alla professione che consenta ai medici del territorio
di dare assistenza nel modo migliore possibile”.
Ad aprire l’offensiva, creando il caso Bartolazzi, è stato il
capo dell’opposizione in Consiglio regionale, Paolo Truzzu FdI): “Altro che Rombo di tuono, l’assessore dimostra di possedere una
propensione innata all’autogol – scrive in post – Secondo il
fantasioso Bartolazzi, un giovane medico di base, ad esempio di
Parma, dovrebbe lasciare la sua città per trasferirsi in
Sardegna come medico di base, ad esempio a Esterzili, e
frequentare la specializzazione di cardiologia a Cagliari. Poi,
nelle ore libere (se gliene dovessero restare), magari fare
anche le visite cardiologiche per ridurre le liste d’attesa”.
Non solo il centrodestra. Anche le sigle dei medici hanno già
bocciato la proposta. “Seguendo l’assessore – spiega spiega
Umberto Nevisco, segretario regionale della Federazione italiana
dei medici di medicina generale – la medicina generale
diventerebbe una sorta di traghetto destinato ad attraccare
verso altre specializzazioni. A questo punto, considerato che
l’assessore ha parlato di soluzioni strutturali, fatichiamo a
cogliere il suo messaggio, perché quella proposta non è certo
una soluzione strutturale quanto piuttosto una misura tampone
che potrebbe stare in piedi per un massimo di 4 o 5 anni”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Fonte Ansa.it