
(ANSA) – ROMA, 10 MAG – Sette anni di carcere sono stati
richiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei
confronti del poliziotto Oscar Vesevo, sotto processo al
tribunale di Napoli Nord con l’accusa di essersi impossessato
della pen drive del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria
durante le operazioni di cattura del latitante, avvenute il 7
dicembre 2011 a Casapesenna (Caserta).
Vesevo risponde di peculato e corruzione con l’aggravante
mafiosa in relazione alla pen drive – mai ritrovata – e di
truffa e accesso abusivo a sistema informatico. Ad accusare
Vesevo è stata in particolare Maria Rosaria Massa, nella cui
casa di Casapesenna (demolita un mese fa alla presenza del
ministro dell’Interno Piantedosi) Zagaria trovò rifugio e fu
catturato.
Massa, condannata per favoreggiamento così come il marito
Vincenzo Inquieto, ha raccontato durante il processo che Vesevo
aveva preso la pen drive, ma anche specificato che il supporto
era della figlia e conteneva musica e documenti personali della
ragazza, non i segreti del capoclan come ritenuto dalla Dda. Nel
corso della requisitoria, il sostituto anticamorra Maurizio
Giordano ha ribadito l’accusa nei confronti di Vesevo, anche
quella di aver venduto la pen drive per 50mila euro, ritenuto
dunque il prezzo della corruzione, all’imprenditore Orlando
Fontana, che però in relazione a tale episodio è stato assolto
in un altro processo. Nella prossima udienza prevista per il 16
maggio, discuterà il difensore di Vesevo, l’avvocato Giovanni
Cantelli. (ANSA).
Fonte Ansa.it