
(di Francesco De Filippo) (ANSA) – TRIESTE, 14 APR – Sarebbero due le dichiarazioni di
interesse giunte sul tavolo di Piero Fossati, l’advisor scelto
dalla Wartsila, per individuare eventuali acquirenti
dell’impianto triestino della multinazionale finlandese e
gestirne il passaggio. Si tratterebbe, secondo le pochissime
notizie trapelate, della giapponese Mitsubishi e degli austriaci
del Christof Group.
I nipponici intenderebbero, attraverso una start up, la H2
Energy, realizzare un progetto legato all’idrogeno, dunque
proiettato nel futuro. La Christof Industries invece supporta le
aziende nella costruzione di impianti e nei servizi industriali
con servizi e prodotti su misura, realizzando sistemi che
definisce “sostenibili e efficienti”.
Per oggi era fissata la scadenza per presentare dichiarazioni
di interesse, ma non era stato indicato un orario quindi,
potenzialmente, fino alla mezzanotte potrebbe manifestarsi uno o
più realtà interessate allo stabilimento produttivo di Bagnoli
della Rosandra.
Rimarrebbe in stand-by la proposta della tedesca Rheinmetall,
che avrebbe in progetto di realizzare un impianto di produzione
di materiale bellico. I tedeschi, però non starebbero negoziando
con i finlandesi ma direttamente con il Governo italiano. Non
sarebbe infine della partita la Imr Industries, l’azienda
brianzola dell’automotive.
Intanto, è stato confermato l’appuntamento del 18 aprile al
tavolo del Ministero delle imprese e del Made in Italy. Un
segnale che viene giudicato “positivo” da più parti.
La Wartsila intenderebbe chiedere i contratti di solidarietà
dal primo maggio, urgenza non condivisa né dalle istituzioni né
dai sindacati che prima vorrebbero verificare l’interesse di un
acquirente, analizzarne il piano industriale e infine avviare un
percorso di ammortizzatori sociali. Evitando così il rischio di
avviare la solidarietà senza un compratore. Sarà al ministero
che si capirà quale è il numero esatto dei lavoratori in
esubero, forse 333 rispetto agli iniziali 450. Senza contare gli
almeno altrettanti addetti dell’indotto, molti dei quali sono
già in cassa integrazione. (ANSA).
Fonte Ansa.it