
(ANSA) – POTENZA, 13 FEB – “Prima di abituarci all’idea che
questa diffusa richiesta di droga sia normale, con la
conseguente normalizzazione delle attività criminali che le
girano attorno, si intervenga tutti in tempo per non bruciare
un’altra generazione”: è l’appello lanciato, in una nota
intitolata “Basilicata, allarme spaccio”, dal presidente del
Cestrim, don Marcello Cozzi.
Citando le parole pronunciate dal Procuratore Generale,
Armando D’Alterio, in occasione dell’inaugurazione dell’anno
giudiziario, don Cozzi ha parlato di “un quadro allarmante, che
sembra parlarci della Basilicata come di un’enorme e grande
piazza di spaccio”. Il sacerdote ha sottolineato “come purtroppo
quell’allarme sia vero, e anzi, se visto con gli occhi della
strada e cioè di tanti nostri giovani, sia ancora più
preoccupante. Quasi quotidianamente ascoltiamo il grido di aiuto
di genitori impotenti e disperati dinanzi a quel mostro che
divora la vita dei loro figli, ma anche di chi spesso con
dovizia di particolari racconta di nomi, luoghi, dinamiche che
ripropongono purtroppo volti già noti, clan operanti già da
tempo e nuovi personaggi in cerca di visibilità sui palcoscenici
criminali”.
Don Cozzi ha evidenziato che “se c’è un’offerta c’è una
domanda. Ecco perché non possiamo lasciare che questo triste
fenomeno sia rilegato solo nello spazio degli allarmi giudiziari
o dell’impegno delle forze dell’ordine. La ‘questione droga’
prima ancora di essere un problema di carattere giudiziario e di
pubblica sicurezza è una sfida culturale e sociale che ci
interpella tutti: le istituzioni, le agenzie educative, la
Chiesa, la scuola, il mondo del volontariato, perché in fondo la
domande di sostanze stupefacenti sempre più diffusa in
Basilicata ci sembra tanto una forte richiesta di senso e di
aiuto da parte dei nostri giovani, e neanche ci sembra così
tanto una coincidenza che arrivi proprio all’indomani di quel
grande tsunami che è stata la pandemia da Covid”. (ANSA).
Fonte Ansa.it