
(ANSA) – MILANO, 10 LUG – “Sul diritto alla giustizia per i
15 lavoratori dell’Alfa Romeo di Arese uccisi dall’amianto,
respirato nel loro posto di lavoro, come tutte le consulenze e
certificazioni, prodotte dall’Accusa Pubblica e Privata hanno
dimostrato, è stata messa una pietra tombale e ingiustizia è
fatta, per sempre.” Lo afferma Fulvio Aurora, responsabile delle
vertenze giudiziarie di Medicina Democratica
e di Aiea, Associazione Italiana Esposti Amianto.
La posizione espressa è in riferimento alla sentenza emessa
ieri a tarda sera dalla Corte di Cassazione, IV Sezione penale,
che ha confermato la pronuncia assolutoria della Corte d’Appello
di Milano del 2019 nei confronti di Paolo Cantarella, ex ad
Fiat, Piero Fusaro, ex presidente Lancia Industriale, e dei
manager Giorgio Garuzzo, e
Giovanni Battista Razelli in relazione all’accusa di omicidio
colposo per non aver adottato le necessarie cautele a tutela
della salute dei lavoratori. Un quarto imputato, Vincenzo Moro,
è nel frattempo deceduto. I manager coinvolti nel processo hanno
ricoperto posizioni di garanzia lungo il periodo dal 1974 al
1996, viene rilevato nel comunicato di Medicina Democratica.
“Una sentenza che turba e disorienta, anche alla luce di
altre sentenze di Cassazione su processi analoghi, come quella
del processo Montefibre 2, in cui la Suprema Corte ha rinviato
il processo alla Corte d’Appello di Torino, annullando la
precedente sentenza assolutoria per i manager ritenuti
responsabili della morte di decine di lavoratori”, ha
sottolineato Laura Mara, avvocatessa dei familiari delle
vittime. (ANSA).
Fonte Ansa.it