
(ANSA) – VIBO VALENTIA, 29 GIU – Nicola Colloca, l’infermiere
49enne il cui corpo venne trovato carbonizzato all’interno
dell’Opel Corsa della moglie data alle fiamme, in una pineta al
confine tra i comuni di Maierato e Pizzo, non fu ucciso ma si
suicidò tra il 25 e il 26 settembre del 2010. E’ questa la
conclusione a cui è giunto il gup di Vibo Valentia Marina Russo
che ha assolto perché il fatto non sussiste la moglie, il figlio
ed altri parenti della vittima.
Ad indirizzare verso la tesi del suicidio è stata la
consulenza conclusiva del perito incaricato dal giudice. Dopo
tale perizia, anche l’accusa aveva chiesto l’assoluzione dei
sette imputati. Si tratta di Caterina Gentile, di 51 anni,
moglie di Nicola Colloca, e Luciano Colloca (29), figlio
dell’infermiere, Michele Rumbolà (65), Caterina Magro (44),
Nicola Gentile (57) e Domenico Gentile (45), cognati
dell’infermiere. Per loro l’accusa era concorso in omicidio e
distruzione di cadavere. Alla moglie, al figlio e a Michele
Rumbolà, veniva inoltre contestata la premeditazione del
delitto, mentre a moglie e figlio anche l’aggravante di aver
agito contro un familiare nei primi due reati. Abbreviato secco
avevano invece scelto i coniugi Domenico Antonio Lentini (59) e
Romanina D’Aguì (55), accusati di favoreggiamento personale per
aver cercato, secondo l’accusa, di sviare le indagini fornendo
false dichiarazioni ai carabinieri. I sette erano stati indagati
nel novembre del 2017 dalla Procura di Vibo a seguito delle
risultanze investigative condotte dai carabinieri.
Dirimenti le conclusioni della consulenza medico-legale
disposta dal giudice e il rigetto della richiesta avanzata dalla
Procura e dalla parte civile di rinnovazione di un’altra perizia
medica. In particolare, il professore Pietro Tarsitano, già
direttore del reparto di Medicina legale dell’ospedale
Cardarelli e attualmente docente dell’Università di Napoli,
aveva stabilito che quello di Colloca era un suicidio e non un
omicidio per come sostenuto dall’accusa sulla base della perizia
dello specialista Arcudi (che aveva effettuato i primi
accertamenti sul decesso), mentre il primo medico legale
Katiuscia Bisogni aveva concordato con la tesi del suicidio.
(ANSA).
Fonte Ansa.it