
(ANSA) – AOSTA, 26 MAG – “La maggior parte di noi sa che
sulla sicurezza basa il proprio prodotto. Certo che temiamo
contraccolpi, perché chi ha fatto quello che sembra stia fatto
ha dimostrato di avere in assoluto spregio il tema della
sicurezza dei clienti”. Lo afferma all’ANSA Valeria Ghezzi,
presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari
(Anef), dopo gli sviluppi dell’inchiesta sulla tragedia del
Mottarone. “Ma – aggiunge – dal primo incidente del Cermis
abbiamo portato in giro per 40 anni milioni e milioni di
persone, sempre in sicurezza, e sono convinta che potremo
continuare a farlo”. Le società spendono per la sicurezza degli
impianti “tra il 30% e il 40% del loro fatturato, tenendo conto
anche del costo del personale che resta al lavoro durante i mesi
di chiusura” delle stazioni. La normativa, spiega Ghezzi, “è
molto stringente: se tutto l’apparato non è in sicurezza non
apri”.
Questo aspetto inizia con la progettazione degli impianti e
il personale qualificato, che a “ogni livello deve avere una
patente”. E poi “abbiamo tutti i controlli, che sono
giornalieri, settimanali, mensili, annuali, biennali,
quinquennali, decennali, fino ad arrivare a quel controllo
famoso fatto tra il 2014 e il 2016, in cui quell’impianto
particolare è stato rinnovato in tutte le sue parti”. (ANSA).
Fonte Ansa.it