Sta per tornare la “misura” che consentirà all’Agenzia delle Entrate riscossioni di pignorare la pensione o lo stipendi accreditati sul conto corrente, in luogo di una cartella esattoriale non pagata.

L’inviolabilità del conto dal prossimo mese non sarà più tale, almeno così sembrerebbe. Quindi chi non ha pagato una cartella delle tasse, ora si vedrà decurtare la somma dovuta direttamente dal suo deposito sul conto corrente.
Interessati al ritorno del procedimento che “aspira automaticamente il dovuto” ci sono pensionati, titolari di partita Iva e naturalmente dipendenti ai quali viene accreditato lo stipendio in banca. E’ chiaro che non si tratterà solo di debitori cronici, nel nuovo meccanismo finiranno anche coloro che semplicemente sono in ritardo coi pagamenti o vittime di una banale svista.
Pignoramento
La normativa che regola i pignoramenti, non solo quelli relativi alla procedura esecutiva che interessa il conto corrente, ma anche beni mobili e immobili, prevede la notifica che contiene l’atto di pagamento di una cartella esattoriale. La notifica viene trasmessa al debitore un anno prima della data dell’esecuzione del pignoramento.
E’ questa notifica l’ultimo avviso, dopo di ché scatta il pignoramento. Il debitore però può richiedere una rateizzazione del debito o anche inoltrare richiesta di una procedura di sospensione legale.
Proroghe
Fino allo scorso 30 aprile, il Decreto Sostegni aveva sospeso i procedimenti esecutivi di pignoramento per il recupero delle somme dovute al Fisco. Il ministero dell’Economia ha varato una proroga della sospensione alla data del 31 maggio. Poi una ulteriore proroga ha posticipato al 30 giugno la durata della sospensione dei pignoramenti. Dopo la data della seconda proroga dunque, gli uffici competenti potranno inviare le notifiche.
Il debito con le “Entrate”
Ad oggi l’Agenzia delle Entrate, risulta essere indietro di 510 milioni di euro ed è evidente che un ulteriore allungamento dei tempi provocherebbe un incremento della somma di alcune centinaia di milioni di euro.
C’è chi ipotizza la possibilità di un nuovo differimento, ma sono appunto ipotesi e al momento nulla lascerebbe supporre che questo possa concretizzarsi.
I titolari del conto possono prelevare?
Se il conto corrente finisce sotto pignoramento, il titolare può continuare a prelevare denaro o ad usare la carta collegata a conto? La risposta è che in alcuni casi sarà possibile. Malgrado il blocco operato dal creditore, sarà possibile continuare a prelevare denaro (che deriva dal proprio stipendio o dalla pensione) per gli usi consueti, come comprare la spesa o pagare il carburante.
Cosa fa la Banca
Quando l’ufficiale giudiziario, dietro richiesta del creditore, invia la notifica di pignoramento alla banca, scatta il blocco del conto corrente. Da notare che il conto viene bloccato anche se il titolare non ha ancora ricevuto la notifica. Questo è un rapporto che riguarda la banca e l’ufficiale giudiziario. Se la banca non ottempera a quanto stabilito dall’ufficiale giudiziario, che è un pubblico ufficiale, commette reato.
La banca non potrà quindi derogare in alcun modo ad eventuali richieste di prelievo da parte di un titolare di un conto bloccato, nemmeno se quel denaro richiesto fosse per il correntista motivo di impellente necessità.
Di fatto, la banca che riceve la notifica di pignoramento ha l’obbligo di impedire il prelievo delle somme pignorate. Naturalmente non sempre il pignoramento riguarda tutte le somme depositate sul conto corrente. La parte eccedente il provvedimento è quindi liberamente accessibile al titolare.
L’azione giuridica
Una volta che il conto corrente è bloccato, il giudice dispone lo storno dell’importo pignorato in favore del creditore. Il disposto giuridico viene impartito con l’udienza di assegnazione delle somme pignorate, che si tiene nella data che viene indicata nell’atto di pignoramento.
Come detto l’azione del pignoramento è sempre preceduta da notifica. Non avviene cioè, improvvisamente. Questo significa che il titolare del conto corrente non si trova improvvisamente inibito ad operare, riceve anzi un avviso che gli permette di provvedere in tempi ampi a porre rimedio.
Se sul conto c’è più denaro di quanto pignorato

Un conto corrente può avere in deposito una somma superiore al quanto pignorato. E’ ovvio che in questo caso il titolare potrà accedere alle somme eccedenti quella contestata. La banca in questo caso non avrà alcuna difficoltà ad autorizzare le operazioni relative.
Quello che non appare limpido è cosa succede in caso il conto contenga meno denaro di quanto dovuto al Fisco. Facendo l’esempio di un lavoratore che riceva l’accredito dello stipendio, diciamo di 1.500 euro, e abbia un pignoramento che gravi nell’ordine di 3.000 euro. Cosa succederà al titolare? Smetterà di mangiare per i prossimi due mesi oppure il debito verrà “spalmato” in più mensilità?