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Beffa per perseguitata ebrea, Stato chiede indietro sussidio

(ANSA) – TORINO, 14 GEN – Riconosciuta come “perseguitata
razziale”, dal 2007 al 2018, quando è morta, ha ricevuto
l’assegno vitalizio di benemerenza che si rilascia ai cittadini
italiani vittime di persecuzioni. Ora, però, i famigliari
rischiano di dover restituire quel vitalizio, 80 mila euro. A
denunciare la vicenda è Ariel Finzi, rabbino della Comunità
ebraica di Napoli e figlio di Messauda Fadlun, classe 1928,
ebrea nata a Bengasi e cresciuta a Tripoli.
    Ieri la corte dei conti di Torino, competente per questo tipo
di controversie, ha sospeso il provvedimento che dava ragione
allo Stato e che la famiglia della donna aveva impugnato in
attesa di ulteriori riscontri. “Lo Stato chiede a mio padre
Alberto, che ha quasi 99 anni, la restituzione di quella somma”,
spiega Ariel Finzi sulle pagine locali del quotidiano la
Repubblica.
    Alla donna è stato contestato che, essendo nata e cresciuta
in Libia, non aveva in quel momento la piena cittadinanza
italiana. E da questo, secondo gli uffici ministeriali, derivava
l’insussistenza del diritto al vitalizio. Un’altra
discriminazione per i famigliari della donna deceduta. (ANSA).
   

Fonte Ansa.it

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