
(ANSA) – TORINO, 05 GEN – “E’ l’ennesimo fallimento delle
istituzioni nazionali e regionali che si erano impegnate a farci
tornare in classe dopo Natale”. Maia, studentessa di 16 anni del
liceo ‘Gioberti’ di Torino, che insieme alle 12enni Anita e Lisa
ha dato vita alla protesta anti-dad, si dice amareggiata dopo la
decisione della Regione Piemonte di far rientrare gli studenti
delle superiori a scuola il 18 gennaio e non il 7. “Non avevo
molte aspettative che sarebbero riusciti a risolvere la
questione – aggiunge – ma non è stato fatto proprio niente
dimostrando che le lezioni in presenza sono per loro l’ultima
delle priorità”.
“Se una priorità è tale si fa di tutto per risolvere i problemi
ma per la scuola in Italia a quanto pare non è così”, continua
Maia. Per la studentessa è paradossale che “le scuole rimangano
chiuse mentre ci sono code infinite “all’Ikea e nei centri
commerciali. Non so se è per manifesta incapacità o per non
volontà, ma se un problema non viene risolto significa che non è
ritenuto importante”, sottolinea Maia.
“A pagare siamo noi studenti, futuro di questo Paese – conclude
– molti di noi tra pochissimi anni voteranno e allora ci
ricorderemo tutto quello che è stato e non è stato fatto per
noi”. (ANSA).
Fonte Ansa.it